Misurazione e valutazione
Com'è noto, la valutazione è un processo complesso che può
esercitarsi su "oggetti" diversi, risultati, processi, allievi, ed
implica l'adozione di criteri e tecniche diverse in funzione sia dell'oggetto
in questione che dei fini che essa si propone.
Per quanto riguarda lo specifico della valutazione degli allievi e dei
risultati dell'apprendimento, essa non può prescindere da una base
certa, oggettiva, che consiste nella misurazione delle prestazioni e delle
prove.
Secondo tale assunto, la misurazione costituisce un primo gradino della
valutazione, una sorta di imprescindibile sottoinsieme. È necessario,
cioè, saper misurare correttamente, quindi con il massimo della
attendibilità, ai livelli iniziale, intermedio e finale del processo
formativo attivato:
* conoscenze (insieme di elementi cognitivi necessari per lo svolgimento di
determinate esecuzioni);
abilità (esecuzioni corrette e finalizzate a determinati compiti,
osservabili e misurabili, che danno certezza delle conoscenze acquisite);
* competenze (insieme di abilità concorrenti alla soluzione di una
situazione problematica);
* atteggiamenti (area emotivo-affettiva e socio-collaborativa).
Per misurazione si intende l'esito della osservazione, della rilevazione e/o
della correzione di una prova e si formula con dei punteggi. Ovviamente,
più la prova ha un alto grado di strutturazione, più la
misurazione è agevole. Così si attribuiscono punteggi ad una
prestazione motoria (nel settore sportivo, ad esempio, o in quello della
esecuzione di operazioni manipolatorie in una lavorazione) o ci si limita alla
rilevazione di dati relativi al tempo (una data operazione si svolge in un
tempo x) e/o allo spazio (un percorso nel caso di una corsa, un'altezza nel
caso di una salto). Il tempo e lo spazio hanno una grande importanza anche nel
caso specifico delle prove di apprendimento (ad esempio, una relazione deve
essere effettuata in un dato tempo e non deve superare un dato numero di
pagine). Altri elementi che concorrono alla misurazione - sempre in relazione
al tipo di prova - sono gli strumenti necessari alla prova (nel caso di un
laboratorio o della strumentazione informatica).
Un elemento importante nella misurazione è il limite di
accettabilità, cioè quel limite individuato a priori al di sotto
del quale la prova non si può considerare superata. Tale limite non
viene scelto a caso, ma sulla base di una prevalutazione effettuata da chi
predispone la prova o di esiti precedenti debitamente standardizzati, per cui
si ritiene che "quello" e non un altro debba essere considerato come
livello minimo di accettabilità.
Si ha invece la valutazione - che costituisce un livello superiore rispetto
alla misurazione - quando a un determinato risultato debitamente misurato si
attribuisce un giudizio di valore. Si tratta di un giudizio che viene formulato
ricorrendo a criteri che vanno al di là sia della prova stessa che della
misurazione effettuata. Ad esempio, una prova che ha conseguito un punteggio
basso rispetto al limite di accettabilità può essere giudicata
positivamente in quanto l'allievo rispetto a prove precedenti denota un
miglioramento; oppure può essere valutata negativamente nel caso
contrario.
Si tratta di un discorso non facile da accettarsi, in quanto, in genere, si
tende ad appiattire la valutazione sulla misurazione, in forza della cattiva
abitudine che si è acquisita da un cattivo uso della scala decimale
adottata dalla scuola della tradizione. In una scuola in cui lo stesso voto
serve per misurare una singola prova (quando, ad esempio, a quattro errori si
fa corrispondere come voto il sei) e per valutazioni complessive sul profitto,
l'impegno, l'interesse, la maturità di un allievo (quando con un sei si
è promossi!) non è sempre facile comprendere e accettare lo
scarto che esiste tra misurazione e valutazione. Eppure, nella vita quotidiana,
a volte anche senza rendercene conto, adottiamo costantemente criteri di
misurazione e criteri di valutazione: un appartamento di tot metri quadri (la
misurazione è una sola) va benissimo per un
single
ma non per una famiglia numerosa (due valutazioni diverse); più
specialisti danno valutazioni diverse e propongono diverse terapie a fronte
dello stesso elettrocardiogramma; se un campione olimpionico salta un metro e
ottanta, esprimiamo un giudizio negativo; ma se lo stesso salto lo effettua un
alunno di prima media, diciamo che avrà un grande avvenire!
Quando si valuta, si adottano criteri che non sono quelli della misurazione.
Potremmo dire che l'esito della misurazione ci è dato dalla prova
stessa, ma che la valutazione viene espressa dall'esterno, dal valutatore, che
adotta, inconsapevolmente o meno, determinati criteri. Quando in uno scrutinio
si ha lo scontro tra un insegnante "severo" ed uno "di manica
larga", in effetti l'uno e l'altro adottano criteri diversi, se non
contrapposti, per attribuire il giudizio di valutazione: il primo ritiene
determinante solo l'esito delle prove, l'altro considera importanti l'impegno,
la continuità, l'interesse, o /e altri fattori. Ora, se a ciascun
criterio si desse un dato peso, e ci fosse una accordo in sede collegiale tra i
docenti, si avrebbe maggiore chiarezza e trasparenza quando si formula un
giudizio di valutazione.
Ovviamente, avrà anche molta importanza il grado e l'ordine di scuola
per quanto riguarda la ricerca e la scelta dei criteri. Questi, ad esempio,
saranno numerosi in una scuola dell'obbligo dove il fine è
essenzialmente la formazione della persona; ma, se si deve laureare un medico
chirurgo, i criteri relativi alle competenze e abilità professionali
saranno determinanti e dominanti, in quanto il fine è garantire che si
immette nel mondo del lavoro un valido e competente professionista.
A mo' di esempio, potremmo dire che, per quanto riguarda la scuola
dell'obbligo, i criteri da adottare per valutare gli esiti finali delle
prestazioni di un allievo potrebbero essere i seguenti.
* Fattori oggettivi: l'esito delle misurazioni effettuate e delle osservazioni
sistematiche condotte; la qualità dei prodotti (degli
"oggetti" prodotti dall'allievo, composizioni scritte, composizioni
artistiche, prestazioni sportive, ecc.), i livelli di partenza, il contesto
socioeconomico e culturale; gli interventi compensativi adottati dalla scuola..
* Fattori legati all'apprendimento e allo sviluppo della persona: componente
fisico senso-motoria; componente emotivo-affettiva; componente cognitiva;
componente sociocollaborativa; previsioni e orientamento.
Altri criteri potranno adottarsi per la valutazione delle prestazioni di un
allievo alla fine di un esame di licenza di scuola secondaria superiore,
considerando, comunque, che il maggior peso da dare è alla
qualità delle prestazioni, soprattutto se il diploma costituisce anche
un titolo da spendere sul mondo del lavoro.
Rispetto ad una trattazione scritta o orale su un determinato argomento,
potrebbero considerarsi i seguenti aspetti.
* Aspetti contenutistici: 1. aderenza al tema da esporre; 2. sviluppo e
coerenza della argomentazione; 3. abilità di osservazione e di analisi;
4. abilità di sintesi (nel senso di evitare inutili e ingiustificate
divagazioni); 5. abilità di considerazioni personali, motivate,
pertinenti, originali, critiche;
* Aspetti formali: 1. esposizione (chiarezza, continuità,
essenzialità, fluenza); 2. struttura dei periodi (codice elaborato,
cioè ricchezza ed opportunità dei connettivi logici; oppure
codice ristretto, cioè povertà di connettivi logici); 3.
pertinenza lessicale (uso corretto e pertinente del vocabolario e della
enciclopedia); 4. ortografia (nel solo caso delle scritto); 5. punteggiatura
(nel solo caso dello scritto).
Per misurare ciascuno indicatore può adottarsi una scala binaria (uno o
due, cioè male o bene) o una scala ternaria (uno, due, tre, cioè
basso, medio, alto), od altra scala. Si avrebbero i seguenti punteggi:
- con la scala binaria, da un minimo di 10 a un massimo di 20;
- con la scala ternaria, da un minimo di 10 a un massimo di 30.
Si tratta di due liste di criteri solo indicative e esemplificative. 1 criteri
possono essere quelli indicati od altri; la corrispondenza in punteggio quella
indicata od un'altra; potrebbe anche non giungersi ad una corrispondenza in
punteggio.
Qualsiasi osservazione critica può muoversi agli esempi di cui sopra;
ma, comunque, resta sempre il fatto che è assolutamente necessario che
un collegio, o un consiglio di classe approvi dei criteri che intende adottare
sia per la misurazione che per la valutazione, criteri che si impegna a
rispettare e che comunicherà ad alunni e famiglie. E ciò sia per
una reale efficacia dei processi valutativi sia in nome della trasparenza.
(da M.Tiriticco,
Il concorso a cattedre
, Tecnodid, Napoli s.d. [ma 1998])