POESIE INEDITE IN VOLUME 1934-1945
Il decennio che segue la pubblicazione del secondo libro di Attilio Bertolucci Fuochi in novembre è segnato da una sostanziale indifferenza del poeta nei confronti di una cultura sempre più manifestamente asservita al regime fascista; questo apparente disimpegno non gli impedirà di esercitare un notevole influsso su tutta la poesia dell'area padano-emiliana (Giorgio Bassani, in particolare, e i poeti di ("Officina"). In tale contesto di attualità anti-novecentista (quindi inattualità rispetto ai rituali poetici dell'ermetismo che rivelerà, simmetricamente nell'immediato dopoguerra, tutte le componenti di un neorealismo avanti lettera), è da collocarsi la Bildung bertolucciana, giusta l'attenta nota dell'amico Pier Paolo Pasolini.
La genesi delle prime sette liriche esaminate in questa selezione di quindici poesie inedite in volume 1934-1945 è da situarsi intorno ai primi mesi del '34, anno in cui furono istituiti a Firenze, su iniziativa di Alessandro Pavolini, i cosiddetti "littoriali della cultura". Il successo ottenuto con un notevole secondo piazzamento procurò a Bertolucci l'attenzione di Ungaretti, giudice al certamen e la pubblicazione di otto liriche in "Circoli", grazie ai precedenti interventi di Solmi e Montale redattori della letteratissima rivista, poi clamorosamente fedele al regime; di queste solo Fine dell'estate sarà edita con varianti in volume, pertanto esclusa in codesta sede.
L'occasione-spinta, che produsse nel poeta l'ispirazione dalla quale scaturì questa prima breve silloge di otto poesie, èprobabilmente da attribuire alla neonata relazione con la futura compagna Ninetta Giovanardi, conosciuta da Bertolucci già dai tempi di Sirio, 1929. Il tono di gran parte dei componimenti in esame nella presente raccolta, e, in special modo di questi in "Circoli", èsegnatamente elegiaco, non mancando, tuttavia, accenti idillici e aperture micro-narrative.
La nota descrittiva di In questo canale, infatti, si limita ai primi due versi di apertura ("In questo canale, fra viti / Spruzzate di verderame") i quali, in posizione di chiasmo ritmico, introducono l'invocazione del poeta all'amata affinché ricordi: "Facevi un bagno giulivo. / Eri piccola e nuda, beata"; versi, questi ultimi, che mantengono ancora una relazione musicale con il distico di apertura, attraverso una consonanza interna il primo (Facevi-giulivo), e mediante il nesso fonico Spruzzate-beata il secondo. Il verso centrale, con le sue dodici sillabe, diluisce sapientemente il dettato intenso - quanto affannoso per l'incalzare delle rimalmezzo - della prima quartina, pur lasciandone immutato il ritmo (arsi in seconda posizione) e, nel medesimo tempo, funge da spartiacque tra due quartine di ottonari e novenari. La chiusa riprende concettualmente l'invocazione del terzo verso, rovesciandola: colui che parla esorta il destinatario della rimembranza (l'amata) a costituirsi, a sua volta, emittente di ricordi, affinché il processo immaginativo, grazie all' effetto regolatore del feed-back, sia concluso entro la "cellula sociale" dei due amanti.
In Anacreontica, Bertolucci esperimenta l'ode secentesca, variandone la configurazione di base (quartine di tre endecasillabi più un settenario); il titolo inquadra esplicitamente il motivo del componimento nella tematica della silloge circoliana, assolvendo il poeta a fortiori dal sospetto di un uso involontariamente arcaizzante di alcune figure stilistico-retoriche, come l'analogia (mai, comunque, come osserva P. Lagazzi, della metafora), e l'anafora, espediente quest'ultimo che appesantisce ulteriormente la circolarità del dettato poetico e che "talora arieggia [...] la poesia popolare".
Il ricorso alle forme cosiddette "chiuse", in questa fase particolare, può essere interpretato sia in prospettiva di uno sviluppo in senso "classico" di tutta l'opera bertolucciana, se consideriamo l'evoluzione ideologico-formale de La camera da letto, sia nel senso di un "regresso lungo i gradi dell'essere" (parafrasando Pasolini) rielaborando la lezione pascoliana e carducciana. Struttura, comunque, quella dell'ode-elegia Anacreontica, ambiguamente conclusa nella sequenza esatta delle strofe: i punti di sospensione ("Vorrei esser la brezza che ti sveglia...") della chiusa potrebbero indurci a ripercorrere l'intero excursus poetico - alla luce di un'ulteriore rilettura in senso egotistico di tutta la lirica come una lunga digressione interrotta dall'iterazione dell'atto di volontà dell'io ("Vorrei..."). Analogamente l'incompiutezza del verso di congedo potrebbe indicarne altresì la necessaria apertura dialettica verso altre composizioni.
In Giugno Bertolucci risale ad una sorta di paesaggismo sentimentale tipico della lirica trobadorica, motivo che ricorre sovente, evidenziando lo "spirito padano" del poeta di Baccanelli. L'esordio stagionale, due quartine a rime alterne con allungamento del verso alla fine di ciascuna strofe, non disdegna una aggettivazione sottotono discretamente leopardiana, che, altrimenti letta, ne evidenzia l'assenza di originalità (cfr. gli aggettivi in chiasmo e le dittologie in finale di strofe). Tanto in Giugno quanto nell'idillio breve Della mia donna ("...un boccio di rosa nel mattino / Piccolo, ma pieno / Di un'ebbrezza più forte del vino."), Bertolucci esalta i contrasti delle tinte attraverso accenti coloristici piuttosto violenti; colori privi di accenti chiaroscurali di intensità impressionista e fauve, come ci suggerisce il poeta stesso: "Forse a noi ultimi figli dell'età / impressionista non è dato altro / che copiare dal vero, mentre sgoccia / la neve su dei passeri aggruppati".
Di una quartina di endecasillabi ABAC si compone Quando un giorno finisce: all'andamento descrittivo-paesaggistico del primo distico l'autore sostituisce nei due versi finali una notazione assertivo-esistenziale ("In una casa è morta una fanciulla / La sua lampada splende alla finestra.") In tal modo, Bertolucci, zoomando sulla finestra di un'abitazione, instaura un rapporto agilmente osmotico interno-esterno con quella tecnica tipica del linguaggio cinematografico caratterizzante molta recente poesia bertolucciana.
Con In memoriam, serie di quattro quartine a rima alterna (abab CDCD...) di versi asillabici, l'autore, recuperando certe sonorità di marca crepuscolare, govoniana, indugia eccessivamente sulla cantabilità del verso, arretrando stilisticamente in misura notevole rispetto ai propri risultati precedenti.
Quando tu sei lontana ultima della serie di "Circoli", ristabilisce il legame tematico di tenore elegiaco-amoroso interrotto dalle due poesie precedenti. Il ritmo prosastico, la gestualità quotidiana, l'interno coniugale ("E tu torni a casa sola / Portando sul collo di pelliccia / L'odore del freddo, / E ti scaldi le mani alla fiamma / Aspettando un po' ad accendere la luce") sono segnali del lieto fine della relazione tra colui che parla e la donna amata, cui il poeta torna qui a rivolgersi in seconda persona. Risultato domestico e regolarizzante di un amore troppo edenico (si vedano, in proposito, le prime liriche) per due giovani modelli di "minima vita parmense" (Pasolini) fiore all'occhiello della lirica bertolucciana di questi anni.
Appare, tra queste poesie inedite in volume, una composizione di tipo protonarrativo, Carnevale, primo microracconto in quartine a rima alterna - esito della poetica dell'autore della
Camera da letto, quello del "romanzo in versi", a tutt'oggi in progress - ("La notte era tutta allegra e chiara / Di quelle fiamme che il vento moveva / E cui dattorno la cara / Catena dei ragazzi smemorata correva"). Qui, tuttavia, il poeta non rinuncia ad una musicalità che, sebbene frusta e volontariamente umile, sembra priva di quella vena fantaisiste e palazzeschiana, così tempestivamente apprezzata da Montale e ancor prima da Solmi. In effetti siamo ben lontani da versi in cui ad una prosa ariosa si fonde un lirismo armonicamente contenuto:
Qui siamo giunti dove volevamo
nel mattino nebbioso camminare
non stanca, e quando passa una carretta
con rumore di latte sballottato
nello zinco che luce ad una spera
fuggitiva di sole l'uomo dorme,
anche il cavallo dorme e s'allontana
incerto con il suo trotto paziente.
Plusvalenze meliche sono da
ascrivere, altresì, all'idillio
Il cuculo e all'epigramma Sole d'inverno; ciononostante queste due brevi liriche riescono a rievocare la freschezza di Sera e Primavera, risalendo sino a Laforgue: "Quand reviendra l'automne, / Cette saison si triste, / Je vais m'la passer bonne / Au point de vue artiste".
Più longeve le poesie pubblicate sul "Corriere Padano", foglio dapprima strapaesano (risposta ferrarese a "L'Italiano") poi esterofilo - fregiantesi della collaborazione di firme oggi famose (Antonioni, Caretti, Bassani). Solo Crepuscolo e Infanziaappariranno in volume mentre Inverno sarà Elegia seconda.
Inverno si compone di dieci distici elegiaci in rima baciata, endecasillabi e pseudo-esametrici, quantunque non raggiungano ancora la misura "sgocciolante" o narrativa di Viaggio d'inverno. La lirica è da porsi nel mezzo di una metamorfosi che riguarderà uno dei temi di maggior rilievo della poesia di Bertolucci, quello della "stagione acerba / che i polmoni arrovella";in realtà in Inverno il poeta si limita a rielaborare una "catena di stilemi collaudati" già nell'Inverno di Sirio, vera e propria fucina, quest'ultima, di elementi qualificativi stagionali ("Giardini lontani fra nebbie / [...] prigioniere del gelo, / [...] Ninfe dagli occhi dolci e chiari / Fra gli alberi spogli, sotto il cielo grigio, / Cacciatori che attraversano un ruscello"). Pur se l'autore ci appare ben lungi dall'abbandonare espedienti stilistici ormai superflui (da notare l'immediatezza di certi rimandi idillici al Carducci o più addietro al Leopardi: "Subita invade il cuor pace..."), in complesso la vivace sinfonia di colori di Inverno produce naturaliter un rapporto di simbiosi individuo-ambiente. Ma proprio qui si produrrà la frattura - la metamorfosi tematica sopra accennata - l'inverno arricchendosi di un cromatismo ancora sconosciuto al Bertolucci parmense: quello vermiglio della malattia e della lunga, dolce convalescenza ("Ora io sogno delle stanze d'albergo / che s'offriranno alle tue membra affaticate / origlieri che il vizio ha sformato eppure / rinnova una tela fragrante e la tua fronte pura.").
Rosso è già comunque il colore della camicetta della compagna del poeta, protagonista della precedente silloge di poesie, in Quando l'estate finisce, sebbene di un rosso ancora tenue e malinconico sotto una pioggerella serale di fine estate; oppure di un caldo tramonto estivo in A una svolta, uno degli ultimi esempi di poesia-idillio nella carriera del poeta - che intanto, significativamente, è passato a dirigere una importante collana di poeti stranieri per l'editore Ugo Guandalini - aperta d'ora innanzi a quel rinnovamento ideologico-formale in direzione neorealista cui si è già accennato.
L'ultima lirica di questa rassegna, Per Giacomo Ulivi, commosso brano in memoria di uno scolaro di Bertolucci, apparve sul quotidiano "La Gazzetta di Parma" del 18 maggio 1945 (dal '28 il giornale era passato al regime e trasformato nel sopracitato "Corriere Emiliano"). L'andamento decisamente prosastico ("E' giunta la notizia della tua morte / Nei giorni delle bandiere spiegate, nei caldi giorni / di questo maggio cittadino"), non ne consente un parallelo con l'altro epicedio Per Ottavio Ricci, scritto in circostanze analoghe.
Il "secondo tempo" del poeta è iniziato con questo esempio di poesia civile, inesistente nelle raccolte precedenti il secondo conflitto mondiale; l'incontro di poesia e "Storia" non è stato indolore, ma Bertolucci non esiterà a rievocarne il dramma, alcuni anni più tardi, nella cadenza schubertiana di questo Winterreise:
Lasciate che m'incammini per la strada in salita
e al primo batticuore mi volga,
già da stanchezza e gioia esaltato e oppresso,
a guardare le valli azzurre per la lontananza,
azzurre le valli e gli anni
che spazio e tempo distanziano.
Così a una curva, vicina
[...]
io veda la compagnia sbucare e meravigliarsi di tutto
con l'inquieta speranza dei migratori e dei profughi
scoccando nel cielo il mezzogiorno montano
del 9 settembre '43...