| INTRODUZIONE ALLA DISCUSSIONE SULLA TESI DI LAUREA |
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Ebdòmero
summa, "cupola" (Carlino), acme della produzione letteraria di De Chirico, si
colloca cronologicamente nella seconda metà degli anni Venti. Risulta più
ardua, tuttavia, una collocazione del romanzo all'interno di una qualsivoglia
corrente letteraria.
Lo stesso Manganelli, nella prefazione alla terza edizione italiana, ne sanciva l'estraneità sistematica verso l'intera produzione novecentesca mettendone in discussione, da una parte, la definizione stessa di "romanzo", dall'altra, quella degli elementi che ne compongono la struttura narrativa ("nome consapevole"). Il rischio di lasciar sprofondare nell'oblio questo esemplare 'ibrido' di scrittura è stato in parte scongiurato dagli apporti critici (pochi ma significativi) di Ester Coen, Maurizio Calvesi, Maurizio Fagiolo dell'Arco e last not least Marcello Carlino (oltre agli sporadici interventi di R.Barilli, Manganelli e, su un analogo versante critico, Giacinto Spagnoletti, ). Due sono i passaggi fondamentali nell'opera dechirichiana. Parallelamente all'evoluzione (o all'involuzione) stilistica dalla metafisica al classicismo, osserviamo in letteratura un passaggio, lento, dal frammento lirico, poème en prose , al racconto e al romanzo unitamente a una tendenza elegiaca presente, in massima parte, negli sporadici componimenti lirici della maturità. Se l' Ebdòmero segna, da un lato, il culmine espressivo della letteratura dechirichiana d'invenzione, dall'altro mostra con sufficiente evidenza i limiti linguistici di un perenne outsider . Carlino stesso riscontrava, ancora nell'edizione Longanesi del '71, oscillazioni involontariamente arcaizzanti, in stile carducciano. A maggior ragione, nella prima edizione italiana (Bompiani, 1942) è lampante una letterarietà così 'ritardataria' (solo in parte rientrata nelle successive riscritture) da dimostrare la scarsa dimestichezza del pittore con l'italiano colto. Se all'incertezza linguistica del pictor optimus aggiungiamo la superficialità filologica con la quale sono state condotte le successive edizioni dell' Ebdòmero (per non parlare poi delle sviste del tipografo, attestate nelle diverse lezioni), allora non ci debba meravigliare l'esigua frequentazione che i lettori hanno dimostrato verso gli esperimenti letterari dell' optimus . L'ordito appare appesantito, frantumato da una concatenazione di excursus che definisco "digressione permanente". Il nonsense , lo spaesamento, presente in misura determinante, non è necessariamente da porre in relazione con il surrealismo giacché peraltro, a quella data, i rapporti con la "banda Breton" appaiono del tutto compromessi. Già in epoca Dada ( Noi metafisici , 1919) De Chirico faceva risalire a Nietzsche e Rimbaud i primati filosofico e poetico della sottrazione di senso, attribuendo a se stesso quello pittorico. Tutta l'opera dechirichiana è da considerare in un'ottica bipolare (apollineo-dionisiaco, metafisica-classicismo, malinconia-oceanità). L'antitesi concettuale della malinconia ariannea delle piazze metafisiche è rappresentata dall' oceanità delle spiagge con cavalli e dal mito ebdomerico. Ebdòmero raggiunge l'apogeo dell'apollineo inteso come progressiva ed esclusiva adesione al mondo delle immagini plastiche e di quelle oniriche, presupposto di ogni arte figurativa (Nietzsche). I personaggi mitici, anziché ruotare attorno alla galassia dionisiaco-malinconica e irrazionalistica dell'età metafisica, migrano verso le sfere oceanica e razionalistica proprie del classicismo dechirichiano: Horus-Arpocrate, l'Odisseo dei mari (non Odysseus oracolo) autobiografica allegoria del perenne viandante; l'Orfeo argonauta (non l'oracolo né il sotterraneo 'catabatico'), infine Athena e Apollo, essendo Ebdòmero una personificazione di quest'ultimo. Numerosi sono peraltro i rimandi 'oceanici' all'interno del Bildungsroman dechirichiano, proiezioni dell'archetipo Sur le Silence . Benché di gran lunga meno frequentata, la letteratura d'invenzione rappresenta comunque un momento essenziale del genio dechirichiano, con una sua autonoma dignità. Viceversa R.Barilli la considera il "terreno d'elezione" entro il quale l'impeto espressivo del pictor tragicus sarebbe meglio contenuto. Personalmente, pur riconoscendo una priorità innegabile alla pittura dechirichiana, ritengo utile sottolineare l'esistenza di rapporti di foze interagenti all'interno del binomio scrittura-pittura. Pertanto la definizione "c'est de la littérature" si rivela quantomai indicativa di una, pure iniziale, inclinazione del pittore metafisico. |